Luoghi senza tempo: la Lunigiana Storica ed il fascino delle Statue Stele
Percorsi storici in una terra da sempre abitata dall’uomo
Esistono luoghi senza tempo, in cui natura e paesaggio convivono armoniosamente da secoli con le civiltà che si sono avvicendate in migliaia di anni, ognuna con le proprie caratteristiche e tradizioni, tutte con un punto in comune: l’amore per queste terre strette fra mare e monti che svelano vallate rigogliose, attraversate da fiumi e torrenti, circondate da boscose colline verso il mare e da vette ricche di pascoli e foreste verso l’Appennino o dalle vette frastagliate delle Alpi Apuane. Il risultato è un territorio magico da scoprire, dove l’amore e il rispetto degli abitanti è stato ed è tale che la natura sembra incontaminata. La Lunigiana Storica che un tempo andava dal mare delle Cinque Terre fino alle coste della Versilia, abbracciava il territorio dello spezzino, con la val di Vara, la val di Magra a salire fino al pontremolese e alle zone di Carrara, è una terra meravigliosa da scoprire.
La Lunigiana Storica faceva capo ai possedimenti della diocesi di Luni che controllava le attuali province della Spezia e Massa Carrara, fino alla Versilia e all’alta Garfagnana in provincia di Lucca. Una zona fra Liguria, Emilia e Toscana, quindi fra le province di Massa-Carrara, Parma e La Spezia, che ha sviluppato una sua cultura e identità legata al fiume Magra, e ai suoi affluenti. La Vallata del fiume Magra è sempre stata una zona di passaggio, un corridoio naturale fra costa ligure e toscana, l’Appennino e la pianura padana, una delle più importanti vie di comunicazione fra Nord e Sud dalla preistoria ai tempi moderni. Durante il periodo alto-medievale il territorio è stato dominato da diverse famiglie, in guerra fra loro per il possesso delle strade e dei mercati, luogo di transito e di conquista che ha portato allo sviluppo di diverse realtà sia economiche che culturali. Il dialetto lunigianese appartiene al ceppo linguistico emiliano. L’importanza di questo territorio come zona di passaggio già dall’alto medioevo ha favorito la nascita di piccoli feudi, castelli e borghi fortificati e anche la conformazione territoriale non ha fatto nascere grandi centri abitati, la natura delle montagne è stata da sempre dominata dai grandi boschi soprattutto a castagneti e faggete. Partendo dalla Spezia e considerando un raggio di 50 km, si passa dal mare alla collina, fino all’alta montagna, che include le meravigliose cave di marmo di Carrara. Il territorio è caratterizzato dal bacino idrografico dei fiumi Magra e Vara suo affluente che attraversano rispettivamente la Lunigiana e la Val di Vara.

La Preistoria
La presenza dell’uomo ha da sempre modellato il territorio della Lunigiana, i più antichi insediamenti umani risalgono al periodo Musteriano fra 120.000 e 36.000 anni fa, durante il Paleolitico medio, quando l’Homo Neanderthalensis utilizzava strumenti in selce. Questi lontani antenati erano in grado di cacciare grandi erbivori, di trasportare la selce per centinaia di km, di disegnare e dipingere segni con finalità estetiche con varie ocre, di seppellire i loro morti con rituali, costruire capanne o rifugiarsi in grotte come quella di Equi Terme o la grotta dell’Onda sul monte Matanna. Nel Paleolitico Superiore le popolazioni cominciano a spostarsi lungo le coste, ma continuano a vivere anche sulle montagne dove cacciano i grandi erbivori sopravvissuti al freddo delle glaciazioni. In Val di Vara la presenza dell’uomo di Neanderthal è attestata da manufatti di pietra lavorata come il diaspro rosso estratto dalla miniera di Diaspro di Maissana. Questi manufatti sono stati rinvenuti a Carro, Suvero e tra Maissana e la val Petronio, sulla costa nella Grotta dei Colombi all’isola Palmaria. Nel Pleistocene Superiore che comprende parte della glaciazione di Würm, fra 40.000 e 10.000 anni fa, compare l’Homo Sapiens una popolazione più evoluta del Neanderthal, ed anch’essi popolano le coste e le montagne, lasciandoci un’ampia diffusione di incisioni rupestri e pitture parietali nelle grotte a volte già abitate dai Neanderthal come la Grotta dell’Onda. La fine del periodo glaciale di Würm che coincide con l’inizio del periodo mesolitico porta importanti cambiamenti climatici ed un’evoluzione culturale. Il neolitico in queste regioni cambia radicalmente la vita delle popolazioni che da nomadi diventano stanziali. Dalla fine del IV millennio inizia l’età Eneolitica, la transizione dall’uso della pietra ai metalli, prima il rame, poi il bronzo, in seguito il ferro. Durante l’Eneolitico la Lunigiana storica diventa uno dei siti europei più importanti per il ritrovamento delle Statue-Stele. Queste Statue in arenaria sono datate dalla fine del IV millennio all’età del Ferro. In Europa ne sono state ritrovate più di 700, in Lunigiana Storica circa 85. La prima fu rinvenuta in Val di Vara nel 1827 a Novà vicino a Zignago e l’ultima nel 2021 vicino a Pontremoli. Di questi manufatti non conosciamo l’utilizzo specifico: potevano essere rappresentazioni di dei, segnare i confini di territori o essere utilizzate ad indicare sepolture. Le culture successive, a cominciare dagli etruschi, le hanno spostate e reimpiegate.
La prima fu rinvenuta in Val di Vara nel 1827 a Novà vicino a Zignago, l’ultima nel 2021 vicino a Pontremoli. Di questi manufatti non conosciamo l’utilizzo, potevano essere rappresentazioni di dei, segnare i confini di territori o essere utilizzate ad indicare sepolture. Tuttavia, in tutta Europa le culture successive hanno relegato all’oblio questi manufatti, di struggendoli o reimpiegandoli per essere inglobati in nuovi monumenti. Durante il cristianesimo le statue stele in tutta Europa hanno subito una damnatio memoriae: il Concilio di Nantes del 658 emanò l’ordine di distruggere o interrare tutti i menhir e le lapides venerate nei boschi e di costruirvi sopra chiese, santuari o cimiteri. Nelle nostre zone, già sotto gli Etruschi, cominciò il loro reimpiego e spostamento, la statua stele di Zignago, ad esempio, come altre riporta un’iscrizione etrusca, sotto i Romani nel II-I secolo a.C., una, la Sorano VII, rinvenuta nel 2003, venne impiegata come lastra funeraria. Nella Lunigiana storica le uniche statue stele ritrovate in situ sono le 9 di Pontevecchio del gruppo A, oggi esposte al museo del Piagnaro a Pontremoli.

Le statue stele sono state divise e ascritte a tre gruppi: le più antiche sono quelle del gruppo A i tratti umani sono appena accennati, la testa è unita al tronco, il viso è un segno detto ad U, vi è distinzione fra maschi e femmine, seguono le B più elaborate, la testa poggia sul collo e presenta la forma detta “ a cappello di carabiniere”, vi è distinzione fa maschi e femmine. Il terzo gruppo presenta prettamente statue maschili dai tratti umani più elaborati con armi rappresentate con cura. Questi manufatti si trovano al castello del Piagnaro a Pontremoli e al Castello di San Giorgio alla Spezia, l’unica statua stele fuori territorio è custodita a Genova al museo Archeologico ligure di Pegli.